
Alice Saponaro
Biografia
Sono Alice Saponaro, ho 20 anni, sono nata e vivo in provincia di Bologna. Attualmente studio scultura presso l’Accademia di belle arti di Bologna. Sono una persona riflessiva, la mia mente non si ferma mai, analizzo e sono sempre alla ricerca di comprendere ciò che mi circonda. Amo osservare e trovare in ogni cosa la magia impalpabile, l’essenza che costituisce l’esistenza. Credo che l’arte sia questo: trovare bellezza anche in qualcosa di piccolo, in micromondi fatti di forme e segni. Mi incuriosiscono anche i comportamenti umani; penso dovremmo regredire consapevolmente per reimparare a conoscere noi stessi, ad ascoltare la potenza della nostra interiorità, dell’ormai occultata spiritualità.
La mia pratica si sviluppa principalmente attraverso l’osservazione e il raccoglimento di elementi tridimensionali, fotografie, disegni e suggestioni; con un forte interesse verso i temi dell’interiorità, della spiritualità umana e del rapporto tra uomo e ambiente.
Categoria | Sezione A – Opere d’Arte: Arti Visive |
Oggetto Scelto | Fibra di Canapa |
Curriculum | |
Portfolio |
Opera Finale
Titolo: Acqua stagnante
Descrizione Opera
Framework tematico
Indicazioni per l'allestimento
Bozzetto Opera
Descrizione Bozzetto
L’opera è nata dal ritrovamento di un archivio fotografico nella casa dei miei nonni. Grazie a questo avvenimento si è riaccesa un’affinità dimenticata con le mie radici familiari e culturali.
Da sempre ho vissuto nella bassa bolognese ma solo ora mi sto interfacciando con qualcosa di così vicino al mio passato: la lavorazione della canapa. Le suggestioni raccolte nell’ultimo periodo, sovrapposte inconsciamente in me, sono uscite allo scoperto sotto forma di scrittura; è quindi nato, in modo naturale, il testo che ho collocato sul retro della cartolina “ 8 - MACERI DA CANAPA “ al posto dell’originale.
Credo sia fondamentale comprendere il passato e saper imparare anche da esso, perciò ho iniziato le ricerche in modo regressivo. Sono partita informandomi sul progetto “Water Retting 4.0” andando alle radici di questa innovativa lavorazione, fino ad arrivare alla comprensione che siamo giunti così avanti, grazie al lavoro di contadini, donne e quindi di persone che, con le loro mani, davano vita ad un processo estremamente ingegnoso quanto faticoso. La pelle delle lavoratrici e dei lavoratori toccavano la pianta di canapa durante ogni stadio di lavorazione, entravano in connessione con essa; come funghi micorrizici i quali vivono in modo simbiotico con la pianta, rafforzandosi a vicenda. Non a caso ho voluto creare un paragone tra l’essere umano e la pianta, per non dimenticare che noi e la natura siamo la stessa cosa, un grande tutto che dovrebbe rispettarsi a vicenda.
Tornando al progetto “Water Retting 4.0”, credo che con esso ci sia l’effettiva volontà di attuare un miglioramento; ho trovato particolarmente affascinante l’utilizzo del bioreattore per il controllo dei microrganismi fondamentali.
Sotto ai massi usati come pesi durante la fase di macerazione, tutto si muove e cambia costantemente anche se non lo percepiamo direttamente. E’ proprio grazie ai microrganismi che esistiamo, noi nutriamo loro e loro nutrono noi.
Torniamo indietro, comprendiamo il passato per creare nuove metodologie, per dare dignità a ciò che siamo, siamo stati e che ci circonda.
“Acqua stagnante" è perciò composto da tre cartoline (10x15 cm) concepite appese ad una parete. La prima, partendo da sinistra, è il rimando alla forma, grazie l'impiego della fibra di canapa; quella centrale si tratta del retro della cartolina inerente alla fase di macerazione, alla quale ho sostituito la spiegazione originaria con la mia riflessione. Mentre, sulla destra, è presente la fotografia di una delle fasi iniziali della lavorazione della canapa: l’essiccazione.
L’inizio e la fine, momenti lontani ma in realtà vicini, sono uniti dalla cartolina centrale che allarga questo concetto oltre la semplice canapa portandolo sul piano umano.