Skip to main content

Anouk Andrea Boni

Menzione Speciale per la Sezione A – Opere d’Arte: Arti Visive

Trasfigura scarti di lampade al neon in immagini contemplative, rendendo visibile l’energia come traccia inscritta nella materia. I frammenti rivelano morfologie inattese e invitano a uno sguardo attento su ciò che resta invisibile, proponendo una riflessione sulla responsabilità e sulla possibilità di trasformazione.

Biografia

Anouk Andrea Boni (Modena, 2002) dopo gli studi classici si è diplomata in “Foto, Video e New Media” presso l’Accademia del Teatro alla Scala. Assidua frequentatrice di teatri, con oltre trecento spettacoli visti, ha collaborato come fotografa per, fra gli altri, Teatro alla Scala, Piccolo Teatro di Milano, Orsolina28 Art Foundation e Teatro San Carlo di Napoli.
Accanto all’interesse teatrale porta avanti ricerche personali, in digitale e in analogico, esposte al Museo Classis di Ravenna e presso Bottega Immagine – Centro Fotografia Milano in occasione della mostra “Alice e il Minotauro”. Ha collaborato come video editor e montatrice con l’Università di Modena e Reggio Emilia, Home Movies ed il Comune di Modena per alcuni progetti sul territorio di Modena.


Categoria
Sezione A – Opere d’Arte: Arti Visive
Oggetto Scelto
Componenti di Lampade Fluorescenti
Curriculum
Portfolio
Profilo Artista

Opera Finale

Anatomia di luce

Descrizione Opera

Materiali marginali come frammenti di vetro, elementi metallici e polveri residuali sono assunti come unità primarie di una serie di otto immagini concepite come testimonianza di un'energia non più presente. Le lampade al neon, infatti, dispositivi fondamentali per il raggiungimento del corretto apporto luminoso negli spazi di lavoro, sono il soggetto di questa indagine visiva: quando queste fonti di luce diventano obsolete, inefficienti o non più a norma è necessario che vengano smaltite correttamente per minimizzarne l’impatto ambientale. È in questa fase che si colloca l’azienda Dismeco che, attraverso processi di economia circolare, si occupa dello smaltimento e del trattamento di rifiuti tecnologici. Svincolati dalla loro destinazione funzionale, quindi, questi elementi rivelano una morfologia inattesa: stratificazioni, trasparenze, rifrazioni e superfici irregolari che si dispiegano nello spazio come microcosmi autonomi e indecifrabili. Le immagini ne isolano l’essenza visiva, permettendo allo sguardo di sostare su ciò che solitamente sfugge all’attenzione. Il progetto propone una riflessione che restituisca una qualità estetica autonoma ed una dignità simbolica a ciò che è stato consumato, rigenerato e reso nuovamente visibile.

Framework tematico

La trasfigurazione dello scarto in immagine costituisce il fulcro concettuale del lavoro: ciò che era residuo acquisisce statuto estetico. “Anatomia di luce” si colloca nel quadro di “Energia fatta ad Arte” interrogando l’energia contenuta nei materiali di scarto, espressione tangibile di un ciclo di vita che intreccia produzione industriale e pratiche avanzate di recupero ambientale: il progetto vuole essere una riflessione sulla responsabilità condivisa e sulla possibilità di una trasformazione culturale oltre che energetica. Attraverso l’astrazione, l’opera sottrae questi elementi alla mera retorica tecnica della sostenibilità, collocandoli in una dimensione artistica e contemplativa. Oltre a raccontare la transizione ecologica in atto, dunque, l'opera vuole invitare ad una riflessione più ampia sulla nostra relazione con la materia e con il tempo: come le nostre azioni quotidiane contribuiscano a plasmare il mondo che abitiamo e come possiamo, attraverso scelte consapevoli, trasformare l’apparente residuo in un’opportunità di rinascita.