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Daniela Fernanda Tumedei

Biografia

Daniela Fernanda Tumedei è un’artista interdisciplinare. La sua ricerca esplora il rapporto tra l’essere umano e i luoghi che abita, attraverso le tracce e i segni che l’esperienza individuale e collettiva lascia nell’ambiente. Le sue opere nascono da un’urgenza personale, dal confronto con il presente e dalle tensioni silenziose che attraversano la società contemporanea. Pur non rappresentando mai figure umane, il suo lavoro parla di persone: di ciò che provano, di ciò che perdono e di ciò che lasciano dietro di sé.


Categoria
Sezione A – Opere d’Arte: Arti Visive
Oggetto Scelto
Eco-Resina Protettiva
Curriculum
Portfolio
Profilo Artista

Opera Finale

Esterno privato

Descrizione Opera

L’opera nasce da una riflessione sul paradosso della sostenibilità contemporanea: la nostra tendenza a ricreare, in laboratorio, ciò che la natura produce spontaneamente. È più semplice inventare una eco-resina capace di purificare l’aria che piantare un albero. Da questa considerazione prende forma una serie di nove fotografie in bianco e nero che raccontano la relazione ambigua tra città, tecnologia e desiderio di rigenerazione. I materiali utilizzati sono fogli fotosensibili impressionati con la luce dello schermo di un telefono. Attraverso un processo lento, manuale e controllato, l’immagine digitale si traduce in traccia luminosa: la tecnologia non è più solo mezzo, ma materia viva. Su ciascun foglio si stratificano frammenti di architetture e palazzi che – combinati insieme – costituiscono un’unica struttura impossibile, un collage di cemento, ombre e riflessi. La sequenza fotografica segue un movimento ciclico: dalle prime immagini, che mostrano l’esterno di un edificio, si penetra gradualmente all’interno, fino a raggiungere il cuore più intimo dello spazio abitato, per poi riemergere verso l’esterno. Il senso di ripetizione e variazione tra un’immagine e l’altra genera un ritmo visivo che suggerisce una respirazione: inspirazione ed espirazione di luce, materia e pensiero. Su tutte le fotografie è stata stesa un’ eco-resina purificante, materiale sviluppato per migliorare la qualità dell’aria negli spazi chiusi. Questo gesto sperimentale unisce la ricerca tecnica alla dimensione concettuale dell’opera, trasformando la superficie fotografica in terreno vivo, aperto al cambiamento. Il processo di realizzazione è al tempo stesso tecnico e meditativo. L’uso dello schermo del telefono come fonte luminosa – dispositivo quotidiano e simbolo dell’immagine contemporanea – diventa un atto di appropriazione poetica: l’artificiale imprime la sua traccia su un supporto sensibile, restituendo alla fotografia una dimensione quasi alchemica. L’energia dell’opera risiede proprio in questa tensione: tra il gesto umano e il calcolo tecnologico, tra il desiderio di natura e la sua riproduzione simulata. “Esterno privato” invita a riflettere su come l’innovazione, pur con le migliori intenzioni, rischi di sostituire la semplicità del gesto naturale con la complessità del surrogato artificiale. In questo senso, l’opera non è una denuncia ma un atto di consapevolezza: un’immagine che respira, lentamente, nel cemento.

Framework tematico

L’opera Eco-resina si inserisce nel framework tematico come riflessione sul rapporto tra innovazione, sostenibilità e percezione del paesaggio urbano. Il progetto affronta il paradosso contemporaneo per cui la ricerca tecnologica tende a sostituire i processi naturali invece di dialogare con essi. Attraverso la sovrapposizione di immagini architettoniche ottenute su fogli fotosensibili e l’applicazione di un materiale: eco-resinico purificante, l’opera crea un cortocircuito tra artificiale e organico, tra visione e materia. La successiva stesura dell’eco-resina introduce una componente fisica che mette in dialogo immagine e materia, rendendo visibile la tensione tra gesto naturale e intervento tecnologico, e al tempo stesso conferendo all’opera una dimensione processuale, in cui la sperimentazione materiale diventa parte del discorso sulla sostenibilità e sui suoi limiti. In questo modo, Eco-resina non si limita a rappresentare un tema ecologico, ma ne interroga la logica, trasformando il linguaggio tecnico in gesto consapevole. Il lavoro dialoga con il framework del bando ponendo una domanda centrale: può l’innovazione essere davvero rigenerativa, o è solo un’altra forma di superficie che respira al posto nostro?