Ilenia Virdis
Vincitore per la Sezione B – Oggetti Educanti: Design
Rende percepibile l’equilibrio idrico del suolo trasformando un processo invisibile in esperienza sensibile. Il dispositivo traduce i dati in segnali luminosi leggibili e, senza imporre azioni, orienta a gesti responsabili. Ne nasce una relazione diretta tra tecnologia, materia e attenzione verso l’ambiente.
Biografia
Buongiorno sono Ilenia Virdis, una studentessa di 22 anni dell’Accademia di Belle arti a Bologna in Design del prodotto
Categoria | Sezione B – Oggetti Educanti: Design |
Oggetto Scelto | Matita in Carbonio |
Curriculum | |
Portfolio |
Profilo Artista
Opera Finale
Humi3
Descrizione Opera
Il progetto nasce dalla riprogettazione di Nanoprom Chemicals Benefit Group, in una matita in carbonio realizzata a partire dai dischi freno in carbon–carbon delle monoposto di Formula 1, un materiale altamente tecnologico che, giunto a fine ciclo, viene normalmente destinato allo smaltimento. rnPur rappresentando un esempio virtuoso di economia circolare, il materiale originale presenta criticità legate alla presenza di polveri di carbonio e resine, potenzialmente tossiche e difficili da gestire. Il progetto nasce dalla volontà di intervenire su questo aspetto, superando il concetto di semplice riuso del materiale per attribuirgli una nuova funzione attiva, sostenibile e consapevole. Il carbonio dei dischi freno viene sottoposto a un trattamento termico ad alte temperature che, attraverso un processo di sublimazione, elimina resine e composti nocivi. Il risultato è un feltro di carbonio che mantiene le proprietà elettriche e meccaniche del carbonio ad alta tecnologia, ma diventa più sicuro e adatto a applicazioni sensibili. Il feltro di carbonio viene utilizzato come elemento sensibile all’interno di un sensore di umidità per il terreno. Inserito nel terriccio, il materiale reagisce alle variazioni di umidità modificando la propria resistenza elettrica. Collegato a un sistema di rilevamento, il sensore invia dati sullo stato idrico del suolo, permettendo un monitoraggio continuo delle condizioni delle piante e favorendo un’ottimizzazione dell’irrigazione e un risparmio d’acqua. La forma del sensore trae ispirazione dalle strutture organiche delle muffe che si sviluppano naturalmente sul terriccio umido, richiamando visivamente i processi vitali che avvengono nel suolo. La visualizzazione dei dati avviene esclusivamente in forma visiva, attraverso LED luminosi che trasformano l’informazione tecnica in un linguaggio percettivo immediato. Linee luminose fluide, ispirate alle curve delle piante, comunicano lo stato idrico del terreno attraverso una combinazione di colore e lunghezza: arancione e linea corta indicano carenza d’acqua, verde e linea di lunghezza intermedia segnalano una condizione ottimale, azzurro e linea lunga indicano un eccesso d’acqua e il rischio di ristagno. Il sensore è alimentato da un piccolo pannello solare dalla forma curva, integrato nel design. La scelta dell’energia solare nasce dal contesto in cui l’oggetto vive: la luce è la principale fonte di energia delle piante. Il dispositivo condivide lo stesso ritmo naturale dell’ecosistema che osserva, si autoalimenta, non richiede batterie né interventi esterni e riduce nel tempo il proprio impatto ambientale. Ne risulta un oggetto autonomo, capace di osservare, comunicare e contribuire attivamente alla cura del verde.
Framework tematico
Il progetto rende percepibile un processo energetico normalmente invisibile: l’equilibrio idrico del terreno, essenziale per la vita delle piante. Le variazioni di umidità, rilevate attraverso il feltro di carbonio, vengono trasformate in segnali luminosi immediatamente leggibili, convertendo un dato tecnico in un linguaggio intuitivo comunicato tramite la luce, il colore e la forma. Il dispositivo non indica cosa fare, ma segnala condizioni, lasciando all’utente la responsabilità della scelta e riducendo sprechi di acqua ed energia. L’interazione avviene su un piano sensoriale: il materiale reagisce all’ambiente e il sensore diventa una presenza attiva nel terreno. L’utente è coinvolto principalmente attraverso l’osservazione, più che attraverso comandi o interfacce esplicite, favorendo un rapporto di attenzione e cura piuttosto che di controllo. Il progetto introduce nuove forme ispirate alle strutture organiche delle muffe, diventando veicolo narrativo dei processi vitali del suolo. Il progetto trasforma la tecnologia in un oggetto che comunica ed educa senza imporre, orientando gesti e abitudini verso una pratica più consapevole e sostenibile. L’energia non è solo un input funzionale, ma una condizione da osservare e di cui prendersi cura, attraverso una relazione diretta con l’ambiente e i processi vitali del terreno.