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Annalisa De stanchina

Biografia

Sono Annalisa De Stanchina, ho 24 anni originari di Brescia. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico di Mantova, ho proseguito il mio percorso formativo presso l’Accademia di Belle Arti di Trento, dove ho conseguito la laurea triennale in Design del Prodotto.
La mia passione nasce dalla curiosità per l’essere umano, a partire dal suo corpo, la struttura e complessità interna fino ad arrivare all’equilibrio estetico. Gli oggetti che lo rappresentano e circondano, i luoghi e i segni che ne raccontano l’identità.
Credo nel design come strumento di connessione, capace di creare dialogo tra le persone, le culture e il tempo presente.
La mia missione è restare in ascolto dell’attualità, interpretarla attraverso il progetto e contribuire, nel mio piccolo, alla tutela dei diritti umani e alla difesa delle minoranze.
Per me progettare significa avvicinarsi all’altro, comprendere i suoi bisogni e trasformarli in soluzioni che migliorino la vita quotidiana e rafforzino il senso di umanità condivisa, di comunità.


Categoria
Sezione B – Oggetti Educanti: Design
Oggetto Scelto
Contenitori in Materiale Riciclato
Curriculum
Portfolio
Profilo Artista

Opera Finale

Karunā

Descrizione Opera

Il progetto nasce dall’urgenza di creare nuove sinergie tra design e linguaggio artistico con l’obbiettivo di riattivare una consapevolezza collettiva oggi sempre più indebolita. L’opera si fonda sull’idea che l’origine dell’essere umano risieda nella comunità e che recuperare questa dimensione sia una vera emergenza etica e sociale. I cardini concettuali del lavoro sono denuncia, politica, energia e consapevolezza. La ricerca si orienta verso un coinvolgimento diretto del pubblico mediante l’attivazione dei cinque sensi, individuando nella vista il mezzo principale per colpire in profondità l’animo umano. Frasi evocative, incise e illuminate da una luce intensa al neon, generano un’esperienza percettiva capace di imprimersi nella memoria. L’udito e il tatto completano l’esperienza, favorendo una percezione immersiva e una connessione simbolica con l’energia umana. Da questa riflessione prende forma “Karunā”, un’opera nata da un oggetto quotidiano: un secchiello realizzato in materiale riciclato dall’azienda Isi Plast SpA. L’oggetto viene trasformato in una membrana simbolica, capace di rappresentare l’energia collettiva fatta di poesia, amore, altruismo e purezza. Il progetto mira a rendere tangibile questa energia e a trasformare l’oggetto in un dispositivo di riflessione sul concetto di comunità. L’opera propone un processo di rieducazione percettiva: rigenerare piuttosto che generare, ricongiungere piuttosto che sostituire. In contrasto con lo sguardo passivo tipico dei social media, Karunā invita ad uno sguardo attivo, consapevole e partecipativo. Il visitatore è chiamato a guardare all’interno del secchiello, dove una sorgente luminosa filtra attraverso frasi intagliate in un cilindro di cartoncino nero, generando una “ferita” simbolica che produce risignificazione e compassione. Il progetto si ispira a pratiche artistiche contemporanee, in particolare a “The Geometry of Conscience” di Alfredo Jaar, per l’uso dell’impressione retinica come strumento di memoria e responsabilità, e ai lavoro di Barbara Kruger per l’uso di un linguaggio verbale diretto e incisivo. La dimensione uditiva integra testi tratti da “Le piccole virtù” di Natalia Ginzburg, guidando il fruitore in un’esperienza emotiva e immersiva. Il nome Karunā, dal buddhismo, indica la compassione attiva: la capacità di percepire la sofferenza dell’altro e agire per alleviarla. Luce, materia, suono e parola si combinano così in un’opera interattiva che stimola responsabilità individuale e partecipazione collettiva.

Framework tematico

Il framework tematico del progetto si basa sull’idea di rendere visibile e percepibile l’energia umana latente negli oggetti quotidiani, trasformandoli da elementi funzionali a dispositivi simbolici e relazionali. L’oggetto non è più considerato come entità inerte, ma come una membrana capace di assorbire, custodire e restituire valori immateriali legati alla collettività, alla consapevolezza e alla cura. Il progetto nasce dalla riflessione sull’energia come principio umano e condiviso, intesa non in senso tecnico ma emotivo ed etico: poesia, amore, altruismo, compassione. Attraverso il linguaggio del design e dell’arte, questa energia viene estratta e resa tangibile mediante un’esperienza sensoriale che coinvolge vista, udito e materia. La luce, filtrata attraverso parole incisive, imprime il messaggio nello sguardo, mentre il suono e la dimensione materica favoriscono una partecipazione attiva e immersiva. L’oggetto quotidiano, rigenerato e risignificato, diventa così un mezzo per riattivare uno sguardo consapevole e contrastare la passività percettiva contemporanea. Il framework tematico si struttura quindi attorno alla trasformazione dell’ordinario in straordinario, con l’obiettivo di far emergere l’energia collettiva nascosta negli oggetti e restituirla come esperienza di relazione, responsabilità e umanità condivisa.