
Giorgio Francesco Calvi
Vincitore per la Sezione B – Oggetti Educanti: Design
Biografia
Mi chiamo Giorgio Francesco Calvi (1994), sono un designer la cui ricerca si colloca nei territori di confine tra progetto, arte e cultura, interrogando la progettazione come forma di conoscenza e pratica riflessiva. La mia attività esplora diversi linguaggi e tecniche come il participatory design, il social design, lo speculative e critical design, fino alla design anthropology, intesi come strumenti per indagare le relazioni tra persone, culture e tecnica.
La mia visione del design come strumentario trasformativo al servizio della collettività, mi ha portato a concepire il progetto oltre la dimensione estetico-funzionale, come spazio di mediazione, riflessione e cura sociale. In questa prospettiva, il design diventa un fenomeno culturale, capace di produrre significato e opportunità nella complessità contemporanea.
Parallelamente alla ricerca progettuale, collaboro allo sviluppo di progetti di design innovativo per aziende e istituzioni, con un approccio che coniuga sperimentazione, valore sociale e attenzione ai processi.
Attualmente sono anche laureando magistrale all’ISIA di Faenza, con una tesi di ricerca applicata nell’ambito dell’epistemologia del design innovativo nel settore industriale, un percorso di studi che mi ha facilitato la partecipazione a diversi progetti e mostre che esplorano la progettazione innovativa nei contesti culturali e sociali, tra cui “Ecotono. Metamorfosi dei confini” (SaloneSatellite 2023, MiDec 2023, Biennale Giovani Monza 2025) e il progetto “Jenny – Espositore rituale di polvere” con cui sono stato selezionato per l’ADI Design Index 2025, nella sezione dedicata ai progetti e alla ricerca universitaria.
Accanto alla pratica progettuale, nel tempo ho avuto anche il piacere di fare una piccola esperienza di scrittura e divulgazione per la nota rivista di settore “Abitare” (RCS MediaGroup – Corriere della Sera), approfondendo il ruolo del design come pratica educativa e modello di istruzione alternativo.
Categoria | Sezione B – Oggetti Educanti: Design |
Oggetto Scelto | Energy Park |
Curriculum | |
Portfolio |
Opera Finale
Titolo: Tessiture solari - Workshop di speculative e critical design
Descrizione Opera
Framework tematico
Indicazioni per l'allestimento
Bozzetto Opera
Descrizione Bozzetto
"Tessiture solari" è un workshop di speculative design ideato per svolgersi presso l’Energy Park di Hera, coinvolgendo un gruppo di persone (un minimo di 10 e un massimo di 30) appartenenti alla comunità del territorio, per la durata di una mezza giornata, sui temi della transizione ecologica da una prospettiva antropologico-culturale. L’obiettivo è interrogare, attraverso il processo creativo e la sua epistemologia del fare, il significato dell’energia nelle nostre vite quotidiane, trasformandola in coscienza ambientale, appartenenza e cura comune. Il laboratorio propone un percorso di ascolto e relazione con l’ambiente e le sue fonti naturali di energia, spostando il discorso dalla dimensione tecnologica a quella riflessivo-relazionale. Ispirato a pratiche progettuali come lo speculative design, il participatory design, la design anthropology e il social design, interpreta la progettazione come pratica partecipativa e critica, capace di attivare consapevolezza e pensiero critico. In questa prospettiva, il progetto non mira alla produzione di oggetti, ma si configura come un dispositivo culturale ed esperienziale, in cui il fare diventa atto di cura e confronto sociale. "Tessiture solari" nasce dall’idea che ambiente, clima ed energia non siano realtà esterne all’uomo, ma interlocutori con cui corrispondere. Seguendo il pensiero di Tim Ingold, infatti, abitare l’ambiente significa accordarsi ai flussi di materia ed energia che lo attraversano. La luce solare non è materia neutra, ma una presenza viva che muta con le ore, le stagioni e gli ostacoli. L’atto creativo diventa così un modo di entrare in sintonia con le forze luminose e atmosferiche che ci circondano, non per rappresentarle, ma per viverle come esperienza corporea, di contatto e di dialogo con l’ambiente. Ogni partecipante realizzerà un piccolo dispositivo riflettente – con materiali semplici come carta argentata o acetato olografico – capace di catturare e modulare la luce solare, registrando tempo e luogo dell’incontro. Questi frammenti, riuniti in un’installazione collettiva, daranno vita a una trama sospesa e mobile, attivata da sole e vento. La tessitura che ne risulterà renderà visibile l’interdipendenza tra uomo e ambiente, intrecciando umano e non umano in un continuo gioco di riflessi e risonanze. L’installazione, come un pannello solare simbolico, catalizzerà riflessione, cultura ed energia collettiva, trasformandole in consapevolezza e capacità di “abitare” la transizione ecologica. Riprendendo Bourriaud, infatti, la forma non è un’immagine da contemplare, ma una relazione che si manifesta: ciò che si produce non è un oggetto chiuso, ma un processo condiviso in cui l’energia solare si riconosce come bene comune. "Tessiture solari" offre al pubblico l’esperienza dell’energia come campo di relazioni, mostrando che la qualità ambientale nasce da interdipendenze sensibili tra persone e ambiente. Un invito a fare della transizione ecologica un atto di cultura e cura condivisa.